Ogni giorno rappresenta una sfida per chi invecchia: mantenere salute e vitalità, mentre il corpo cambia inevitabilmente con il passare degli anni. Non parliamo di fermare il tempo, ma di arrivare a un’età avanzata ancora pieni di energia e con un buon grado di autonomia. Capaci, insomma, di affrontare le difficoltà che la quotidianità pone. In Italia – come in tanti Paesi europei – la crescita della popolazione over 65 invita a riflettere: come fare per sostenere una società che invecchia? Risposte si cercano in strategie che puntano su alimentazione, movimento, gestione dello stress e relazioni sociali. Il risultato? Un modo per proteggere capacità cognitive e benessere fisico.
Il ruolo dell’alimentazione per rallentare il declino
Non esiste una ricetta magica, ma una dieta corretta influisce molto su come il corpo e il cervello affrontano l’età matura. Tra i modelli più studiati, troviamo la dieta mediterranea e la dieta MIND. Questa seconda unisce elementi della dieta mediterranea e del modello Dash, tipicamente usato per regolare la pressione arteriosa. Entrambe puntano su alimenti ricchi di antiossidanti e nutrienti base per mantenere sane le cellule cerebrali – rallentando così il declino cognitivo.

Per esempio, verdure a foglia verde, mirtilli, olio d’oliva, noci, pesce e cereali integrali sono spesso indicati come veri e propri “scudi” per il cervello. Grazie a omega-3, fibre e antiossidanti, aiutano a combattere malattie neurodegenerative – vedi Alzheimer. Anzi, meglio limitare carni rosse, burro, alimenti fritti e zuccheri semplici: possono accentuare infiammazioni e scompensi metabolici. In pratica, però, diversificare e mantenere una dieta bilanciata è una corsa ad ostacoli – soprattutto per chi vive da solo o si porta dietro abitudini radicate. Ecco perché passi avanti nell’educazione alimentare, anche nelle giovani generazioni, non devono mancare.
In alcune ricerche fatte recentemente in Italia, si evidenzia come la dieta mediterranea migliori la salute intestinale negli anziani, facilitando un microbiota bilanciato. Bene, questo ecosistema supporta non solo il sistema immunitario ma anche le funzioni cognitive. Curioso? Questo profilo del microbiota sembra avere un ruolo nel controllo di malattie metaboliche e neurodegenerative tipiche della terza età.

Lo stress e il suo impatto sull’invecchiamento cellulare
Lo stress non è solo una sensazione passeggera: colpisce – in modo diretto – il vero e proprio invecchiamento biologico. I telomeri, quelle sequenze di DNA alle estremità dei cromosomi che proteggono durante la divisione cellulare, si accorciano col tempo. E lo stress cronico – non a caso – accelera questo processo. Lo abbiamo visto in situazioni difficili e prolungate, per esempio in chi assiste un familiare malato o ha vissuto traumi da giovane.
Come limitarne l’effetto? Non solo tecniche di rilassamento, ma anche un modo di vedere le difficoltà: sfide, non minacce. Cambiare prospettiva può ridurre il danno psicofisico – fidatevi. E poi, ci sono abitudini quotidiane che aiutano: attività fisica regolare, un sonno conservato bene, una dieta equilibrata. Così si rallenta l’accorciamento dei telomeri e, in parte, si vince tempo cellulare. Dalle parti di Milano, in certi quartieri con forte pressione sociale, lo stress pesa di più. Non è un caso che lì l’impatto sulla salute – specie in età avanzata – si faccia sentire.
La gestione dello stress è anche legata a un buon funzionamento del sistema immunitario e a minori infiammazioni croniche. Tutto questo aiuta a contenere il deterioramento dato dal tempo e permette di mantenere il corpo più robusto.
Il movimento e le relazioni sociali come pilastri della longevità
Fare movimento regolarmente? Una buona abitudine per tenere il corpo efficiente e scongiurare malattie croniche come diabete, ipertensione e problemi cardiaci, soprattutto superati i 65 anni. Le indicazioni sanitarie dicono: almeno 150 minuti a settimana di esercizio aerobico moderato. Ma non basta. Vanno aggiunti esercizi per rinforzare i muscoli e attività che migliorano l’equilibrio: così l’autonomia personale soffre meno col tempo.
In Italia, però, maglia nera agli anziani troppo sedentari o che saltano l’attività fisica. Un dettaglio non da poco: spesso si sottovalutano passeggiate semplici o esercizi leggeri. All’inizio, meglio che il cambiamento sia graduale, magari con il supporto di un professionista sanitario – soprattutto se ci sono patologie pregresse.
Il punto è che anche la rete sociale conta molto per una vita lunga e dignitosa. Chi ha legami solidi, partecipa a volontariato, coltiva amicizie e passioni personali soffre meno di depressione e rallenta il declino cognitivo. La presenza di altri allevia lo stress e offre un supporto psicologico che troppo spesso manca. Bene anche avere rapporti affettivi stabili e curare la sessualità: aspetti che incidono sul benessere totale. Nelle grandi metropoli italiane, chi si isola rischia di peggiorare velocemente, mentre chi rimane socialmente attivo… ha margini migliori.
Non siamo mai troppo avanti per cambiare stile di vita. Anche con gli anni che avanzano, migliorare cosa si mangia, muoversi di più e allargare la propria cerchia sociale aiuta a vivere meglio e più a lungo. Un’opportunità che sempre più persone – e meno male – stanno iniziando a considerare sul serio.