Nel mezzo del Parco Sud, a pochi passi dal cuore di Milano, c’è una trattoria che da più di cinquant’anni racconta con semplicità la cucina lombarda. Al centro della scena c’è un piatto davvero speciale: i tagliolini ai funghi finferli, timo e speck. Portano con sé un legame forte con il territorio e con le stagioni, un esempio chiaro di come possa esprimersi il gusto autentico senza troppi fronzoli.
La storia della trattoria risale agli anni Sessanta, quando ha aperto i battenti in un contesto ancora più rurale rispetto ad oggi. Entrarci regala subito una sensazione di familiarità: d’estate si respira l’aria fresca tra i fiori di glicine, mentre quando arriva l’inverno il calore del camino acceso scalda gli animi – senza bisogno di altro.
Qui si vedono volti diversi: coppie, amici, famiglie che cercano un pasto onesto, senza esagerazioni. Il servizio? Rapido, senza fronzoli, attento ma mai invadente; una rarità in una zona così urbanizzata. E quel mix tra qualità e prezzi contenuti… beh, difficile da trovare altrove.
Un piatto che mantiene vive le radici regionali
I tagliolini di questa trattoria non amano gli eccessi o sperimentazioni troppo ardite. Quel che cattura è la cura nella scelta degli ingredienti: su tutti, il fungo finferlo spicca con carattere, accompagnato da un pizzico di timo che ne esalta il profumo senza soffocarlo. Quanto allo speck, la sua presenza è calibrata con attenzione, un dettaglio spesso trascurato o – peggio – usato troppo abbondantemente altrove.


La pasta, appena tirata, colpisce subito per la sua consistenza: sottile, sì, ma con una buona dose di corpo – merito di una preparazione artigianale che si vede e si sente. Il sugo avvolge il tutto senza appesantire, mantenendo una piacevole leggerezza che spesso manca nelle versioni cittadine troppo ricche di grassi.
Durante l’anno il piatto cambia, seguendo il ritmo delle stagioni. Però in Lombardia il finferlo resta quasi sempre protagonista nei mesi freddi: segno che qui la cucina – ecco la parola giusta – rispetta la stagionalità. Questi abbinamenti raccontano molto: una tradizione ancorata al territorio, lontana dalle contaminazioni che, spesso, snaturano un piatto.
La trattoria oltre il piatto: un luogo di incontro e memoria
Qui non si viene solo a mangiare, ma anche a condividere storie di quartiere e legami di una comunità che pesa – e tanto – nel modo di vivere il cibo. Il tempo qui sembra prendersi una pausa, e chi siede a tavola trova una convivialità sincera, fatta di ricordi e valori comuni.
Le porzioni? Belle generose, segno di rispetto verso chi vuole uscire soddisfatto, ma senza sprechi. Il rapporto tra qualità e prezzo non è mai un caso; la clientela variegata che torna con piacere ne è la prova. Insomma: qui la memoria culinaria lombarda non si perde, anzi, si fa sentire con forza.
Tra le altre proposte, spicca un risotto giudicato un classico della zona. La presenza di un piatto così parla chiaro: il menù va oltre i soliti noti, ancorandosi a una tradizione stabile che si rinnova ma non perde mai identità.
Chi frequenta la parte sud di Milano sa che questa trattoria è un punto fermo della cucina regionale vera, fatta di sapori semplici – come quelli dei tagliolini ai funghi finferli, timo e speck – capaci di offrire un gusto intenso. Lontano dal caos e dalla fretta tipiche delle grandi città.