Non è raro trovare, nelle case italiane, bollette della luce che salgono all’improvviso – senza un motivo chiaro. Di notte, poi, i consumi possono risultare più elevati del previsto: spesso colpa di dispositivi che, anche se sembrano spenti, continuano a succhiare energia. Un esempio? Quegli elettrodomestici che, senza un minimo di attenzione, diventano i cosiddetti “consumatori nascosti”. Ma perché succede? Capirlo serve a contenere la spesa senza dover rivoluzionare le nostre abitudini quotidiane.
Il peso invisibile dei frigoriferi obsoleti
Il frigorifero. Presente in ogni cucina italiana, eppure nelle case con apparecchi vecchi di oltre dieci anni, si trasforma spesso in una vera “bella” spesa notturna. Quei modelli più datati arrivano a consumare addirittura tre volte di più rispetto ai frigoriferi di ultima generazione, quelli marcati a classe A+++. Numeri? Tra i 400 e i 600 kWh ogni anno – contro i 150-200 dei modelli moderni. Il risultato? Un aggravio in bolletta che può toccare i 200 euro l’anno, variabile a seconda delle tariffe applicate, ovvio.

Durante l’inverno, con le temperature esterne più rigide e gli sportelli chiusi come si deve, il compressore di un frigorifero inefficiente va avanti praticamente senza sosta. C’è un motivo in più che peggiora la situazione: guarnizioni che non fanno più bene il loro lavoro, e nessuna tecnologia intelligente a modulare i consumi.

Un frigorifero datato lavora spesso a tutta potenza senza una reale necessità, diventando così uno dei maggiori responsabili di costi di cui non ci si accorge fino alla fine del mese.
Se abitate in città – ad esempio, nelle zone di Milano o Torino – i picchi dei consumi notturni possono farsi sentire abbastanza chiaramente. La soluzione più semplice? Cambiare l’elettrodomestico con uno moderno, ma nell’attesa si può agire anche in altro modo. Regolare il termostato evitando impostazioni troppo basse, controllare che le guarnizioni siano integre per evitare che il freddo esca, e abbassare leggermente la temperatura interna quando fa freddo fuori sono tutte piccole azioni che hanno un impatto reale sui consumi. Sono gesti rapidi, insomma, eppure modulano il lavoro del compressore, riducono le accensioni notturne e – facciamo due conti – alleggeriscono la bolletta.
Lo scaldabagno elettrico, un’associazione spesso sottovalutata
Parliamo ora di un’altro protagonista spesso sottovalutato, lo scaldabagno elettrico. In molte famiglie di quattro persone, il consumo annuo per riscaldare l’acqua si aggira tra i 1500 e i 2000 kWh. Curioso, no? Il peso maggiore sulla bolletta arriva durante la notte, quando le tariffe sono più basse ma lo scaldabagno continua a mantenere l’acqua calda anche se nessuno la usa. Il punto critico? La dispersione di calore, che diventa una bella goccia nel mare soprattutto se lo scaldabagno è poco isolato. Diciamo che chi sta in città magari non se ne accorge subito, ma chi ha impianti più datati se ne accorge eccome.
Ottimizzare l’uso notturno dello scaldabagno ha senso, specialmente con un timer programmabile che accende l’apparecchio solo un paio d’ore prima di usarlo. Così si evitano sprechi legati al mantenimento costante della temperatura. E poi, per chi ha un impianto fotovoltaico, si può sfruttare l’energia solare durante il giorno per riscaldare, tagliando quasi del tutto i costi in bolletta. Insomma: chi fa attenzione a come usa questi dispositivi taglia – e non poco – le spese, un tema che tante famiglie italiane si trovano a gestire ogni giorno.