Segnali silenziosi e rischi legati alle apnee notturne: come riconoscere il disturbo prima che peggiori

Ogni sera, in tante famiglie italiane, succede qualcosa che spesso passa inosservato ma che può avere effetti pesanti: si interrompe il respiro durante il sonno. Chi ci convive fatica a notarlo, anche perché spesso si accompagna a un russamento forte o a pause nel respiro. Sono campanelli d’allarme di un problema serio chiamato apnea ostruttiva del sonno. Questo disturbo influisce sul riposo, peggiorando la salute complessiva. Riconoscerlo per tempo, però, non è semplice, tanto per chi lo vive quanto per chi gli sta vicino.

Una via facile, che non richiede strumenti complicati, è costituita da un questionario di screening. Serve a scovare chi dovrebbe farsi vedere da un medico per accertamenti più precisi. Insomma, è un modo per far luce su sintomi e caratteristiche fisiche che spesso sfuggono nella routine quotidiana. Lì dove lo stress e la stanchezza la fanno da padrone, specie nelle città, vale la pena sapere quali segnali tenere d’occhio e quando serve andare oltre con esami dedicati.

Le domande che indicano un rischio concreto

Pronto in poco tempo a fornire un’indicazione sulla possibile apnea notturna, il questionario chiamato STOP-BANG si basa su otto domande che esplorano abitudini e aspetti fisici. Chi segna più di tre risposte positive dovrebbe pensare a una visita specialistica, così, senza perdere tempo. Lo strumento è riconosciuto in molti paesi proprio perché aiuta a selezionare chi ha più probabilità di soffrire di questo disturbo.

Tra i segnali più evidenti c’è il russare rumoroso, fastidioso per chi condivide il letto. Poi, la costante sensazione di stanchezza durante il giorno, nonostante le ore passate a dormire. Si prende in considerazione il girocollo – superare i 40 centimetri per le donne, e i 43 per gli uomini è campanello d’allarme – e l’indice di massa corporea sopra 30, che indica sovrappeso. Anche chi ha superato i 50 anni deve prestare più attenzione. Ultimo, ma non da poco, chi ha pressione alta, specie se sotto cura eppure difficile da tenere a bada: molte volte, proprio lì si nasconde un’apnea non scoperta.

C’è ancora un indizio che spesso scappa: le pause nel respiro osservate dal partner. Da soli sono difficili da cogliere, ma sono un segnale prezioso per indirizzare la diagnosi. Curioso, ma vero: questi episodi peggiorano con il freddo e l’aria secca – dettaglio che chi abita nel Nord Italia, o in luoghi simili, può notare quasi senza pensarci. Tutti questi elementi aiutano a capire quando è giusto non rimandare e andare dallo specialista per approfondire.

Perché serve uno screening iniziale e cosa fare dopo

L’apnea ostruttiva del sonno crea problemi perché interrompe più volte il respiro, compromettendo un sonno continuo e un’adeguata ossigenazione del corpo. Chi ne è affetto accusa spesso sonnolenza durante il giorno, difficoltà di concentrazione e rischi maggiori per il cuore. Quindi, è bene agire in fretta: riconoscere i segnali dà modo di indirizzare il paziente verso controlli specialistici.

Il questionario STOP-BANG rimane la prima fase, facile e veloce, per capire chi ha bisogno di una polisonnografia. Si tratta di un esame che registra dati sul sonno e sulla respirazione, con grande precisione. È un test non invasivo, anche se un po’ complicato da organizzare, che aiuta a confermare la diagnosi e a scegliere il trattamento più adatto. Insomma, quando si parla di apnea, avere un screening corretto è un passo da non sottovalutare.

Spesso il disturbo si trascura finché non si fa sentire forte nella vita di tutti i giorni. Chi nel questionario segna più di tre risposte positive ha motivi validi per prenotare una visita approfondita. Questa consapevolezza evita di arrivare a complicazioni e apre la strada a cure che migliorano il sonno. Di riflesso, migliora pure la qualità della vita, personale e sul lavoro. Un problema diffuso – insomma, riguarda molti italiani – che reclama più attenzione dalle istituzioni e dalla società nel suo insieme.

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