Ogni anno, in Italia, milioni di persone si avventurano nel tentativo di perdere peso con diete. Una scena piuttosto comune vede liste di regole alimentari attaccate al frigorifero, quelle stesse regole che spesso non cambiano da anni, mescolate a fotografie e appunti sparsi. Molti provano diete trendy trovate online o si affidano ai consigli di amici, cimentandosi con modalità detox, paleo o ricche di proteine. Il mix? Spera a fatica, a volte delusione. Dietro questo c’è il desiderio diffuso di sentirsi meglio, di migliorare l’aspetto, ma – stranamente – spesso l’umore ne risente, scendendo fino a sfiorare la tristezza proprio mentre si cerca un senso di benessere più profondo.
Da qualche studio recente emerge che circa metà degli italiani si è messa a dieta almeno una volta nell’ultimo anno. Un dato significativo che mostra quanto la gestione del peso sia un argomento sentito. E il rovescio però è questo: molte diete minano la salute mentale, dettaglio non da poco, spesso rimasto nascosto. Chi prova a stare a dieta lo sa bene: la battaglia non è solo contro la bilancia.
Perché all’inizio la dieta sembra un vantaggio
All’inizio di una dieta ipocalorica capita di sentirsi carichi, con una mente più sveglia e pronta. Ecco perché? Il cervello percepisce la riduzione calorica quasi come un segnale di crisi, tipo carestia – un ricordo ancestrale. Dice la scienza: in passato, in situazioni di scarsità di cibo, serviva più attenzione, più energia mentale. Così, nei primi tempi, l’attenzione migliora, la forza sembra tornare.

Chi ha cambiato alimentazione da poco conosce questo momento. È come una scossa: si lavora meglio, si ha energia, ecco. Peccato che chi vive nelle città – insomma, la maggior parte di noi – spesso non nota che questa spinta dura poco. Dopo alcune settimane, o massimo due mesi, l’umore tende a farsi più duro, e la stanchezza mentale cresce anche se si continua a puntare con rigore sulla dieta.
Esperimenti, anche durante la Seconda Guerra Mondiale, raccontano lo stesso: uomini sani, sotto diete di poche calorie per molto tempo, hanno sviluppato tristezza, difficoltà a pensare con chiarezza e – dettaglio curioso – meno desiderio sessuale. Non è solo quanto è severa la dieta, ma anche per quanto si protrae.
Il rapporto tra dieta rigida e peggioramento dell’umore
Quando si sceglie una dieta molto rigida, soprattutto se chi la segue ha fragilità emotive, il benessere mentale ne soffre ancora di più. Chi si consola col cibo o ha famigliari con depressione, rischia effetti più forti. Lo confermano molte ricerche internazionali su campioni vasti. Insomma, non si tratta solo di calorie.
La cosiddetta “cultura della dieta”, fatta di regimi severi mantenuti per settimane, spesso porta al famoso effetto yo-yo: si torna alle vecchie abitudini – ecco fatica sprecata. Un’alimentazione più equilibrata e che si può tenere nel tempo fa meglio. Prende in considerazione quello che il corpo e la mente davvero chiedono, evitando privazioni drastiche.
Il cibo non serve soltanto a controllare il peso, ma anche a mantenere stabile l’umore e la mente in forma. Pesce azzurro, frutta e verdura fresca portano Omega 3, fibre, vitamine e antiossidanti che aiutano a tenere sano il nostro microbiota intestinale, cosa che in ultima analisi influisce sul cervello. Aspetto spesso sottovalutato, ma decisivo per il modo in cui stiamo ogni giorno.
Come bilanciare una dieta salutare con qualche piacere senza sensi di colpa
Seguire una dieta sana non significa rinunciare a ogni godimento. Anzi, chi si fa segno di essere troppo inflessibile mette a rischio quella stabilità emotiva più importante a lungo andare. Un paio di piccoli sfizi a settimana, tipo un quadratino di cioccolata o qualche patatina, aiutano a tenere il bilancio emotivo senza rimorsi inutili.
Però, mangiare troppo spesso prodotti ultraprocessati è un problema serio. Quei cibi pieni di zuccheri, sale, grassi e conservanti scombussolano la flora intestinale e causano infiammazioni silenziose che arrivano fino al cervello. Si chiama neuroinfiammazione cronica, e può aumentare il rischio di disturbi dell’umore e portare a stanchezza mentale persistente.
Insomma, la qualità e la varietà di quello che mettiamo nel piatto hanno un peso enorme. La dieta giusta non deve essere una fonte di sacrifici, ma un percorso di consapevolezza, costruito passo passo, capace di migliorare il peso, l’umore e anche la lucidità mentale. È una strada che sempre più italiani stanno scegliendo, mettendo da parte diete improvvisate e promesse troppo belle per essere vere.