L’autunno entra nei boschi con un quadro molto preciso: pioggia moderata per giorni, assenza di vento e temperature che si attestano intorno ai 20 °C tra giorno e notte sono la combinazione che fa nascere i funghi. Chi va per funghi lo sa: non è una passeggiata banale, è una piccola spedizione che richiede scelte pragmatiche sull’abbigliamento e sull’attrezzatura. In molte aree d’Italia i territori produttivi si trovano appena fuori dal sentiero, dove il terreno è irregolare e spesso fangoso. Per questo, conoscere cosa portare può trasformare una giornata infruttuosa in una raccolta valida. Qui sono raccolti i consigli pratici per chi è alle prime armi o vuole migliorare la propria routine senza inventare soluzioni estreme.
Come prepararsi al bosco
La prima scelta è quella degli scarponi: servono calzature che uniscano comodità, stabilità e impermeabilità. I posti da funghi spesso implicano passaggi fuori sentiero, con radici e fango; per questo gli scarponi da trekking autunnale, con supporto alla caviglia e suola antiscivolo, sono la soluzione più sicura. Scarponi provati con i calzini che userete normalmente evitano vesciche e fastidi. Gli stivali di gomma, spesso suggeriti, hanno limiti reali: sono meno flessibili e più scivolosi su terreni complessi.

La pioggia e l’umidità sono elementi costanti in questi mesi: una mantellina leggera e impermeabile o un poncho da trekking sono indispensabili per non interrompere l’escursione alle prime gocce. Controllare il meteo prima di partire resta comunque una regola di prudenza: non è consigliabile avventurarsi se è previsto maltempo importante, neppure in territori conosciuti. Un dettaglio che molti sottovalutano è la scelta dei materiali: tessuti sintetici traspiranti evitano di restare umidi all’interno pur proteggendo dall’acqua.
Infine, non sottovalutate il bastone: un bastone da trekking o un ramo robusto serve per sostenersi e per spostare foglie e rami in modo da scovare i funghi senza calpestarli. Il bastone aiuta anche a valutare la stabilità del terreno e riduce il rischio di cadute, uno dei problemi più frequenti nelle escursioni boschive autunnali.
Attrezzi e orientamento
Nel cesto di raccolta bisogna mettere solo ciò che è utile: il cesto di vimini resta la scelta tradizionale per una ragione pratica. Permette la circolazione dell’aria, favorisce la caduta delle spore e mantiene i funghi integri evitando fermentazioni. Rispetto ai sacchetti di plastica, il vimini aiuta a preservare la qualità del raccolto durante la giornata. Deve essere capiente ma leggero, con manici comodi da trasportare: un elemento che fa la differenza quando la raccolta si prolunga.
Un altro attrezzo imprescindibile è il coltellino da funghi, possibilmente con spazzolina incorporata. Serve per staccare il fungo alla base del gambo, pulirlo sul posto e ridurre i danni al micelio, la rete sotterranea essenziale per la rigenerazione della specie. Questo è un punto tecnico che lo raccontano anche gli esperti: tagliare correttamente il gambo aiuta la crescita futura.
L’orientamento non è meno importante: un GPS portatile o un dispositivo che consenta di segnare la posizione della macchina e i punti produttivi riduce notevolmente il rischio di perdersi, soprattutto nelle giornate di nebbia. Molti micologi esperti lavorano ancora con punti di riferimento naturali, ma il GPS è utile in boschi meno conosciuti o estesi. Un fenomeno che in molti notano solo d’inverno è quanto la visibilità vari rapidamente: segnare i punti aiuta a tornare senza sorprese.
Abbigliamento, cucina e regole del bosco
Per muoversi agevolmente servono pantaloni tecnici resistenti all’acqua e traspiranti: proteggono da fango, rovi e insetti e consentono mobilità tra cespugli e tronchi. Indossare maglie a strati e termiche leggere permette di regolare la temperatura corporea durante le pause e le riprese. Cappelli o berretti tengono la rugiada lontana e conservano calore quando l’escursione prosegue in ambienti più freschi. Un aspetto che sfugge a chi vive in città è l’importanza di vestire a strati per gestire rapidi cambi di temperatura nel sottobosco.
Una volta a casa, la cura in cucina valorizza il raccolto: alcuni funghi, come i boleti, sono ideali per sughi e ricette tradizionali; altri rendono bene essiccati. È consigliabile consumare i funghi freschi o essiccarli dopo averli tagliati a fette sottili, esposti al sole o in essiccatore. Avere gli strumenti giusti in cucina non è un lusso, è una conseguenza pratica della raccolta che permette di sfruttare al massimo le proprietà organolettiche degli esemplari raccolti.
La regola fondamentale, però, resta il rispetto dell’ambiente. Non raccogliete se non siete sicuri della commestibilità, evitate di danneggiare radici e micelio e portate via eventuali rifiuti. Conoscere le norme locali sulla raccolta e limitare le quantità prelevate contribuisce a una raccolta sostenibile nel tempo. In molti territori italiani le amministrazioni raccomandano corsi di riconoscimento e controlli: seguire queste indicazioni tutela il bosco e il futuro delle specie fungine, una conseguenza concreta che molti raccoglitori osservano già nella pratica.