Luce bassa, odore di umido sotto le foglie e il fruscio di passi che cercano il cappello giusto: così comincia una giornata di raccolta funghi. Per chi ama cercare oltre che gustare, una scampagnata diventa un piccolo progetto: scegliere la zona, attrezzarsi e sapere dove guardare. Qui proponiamo cinque aree italiane che funzionano da punto di riferimento per i cercatori, accompagnando l’itinerario con consigli pratici e osservazioni sul territorio.
Consigli pratici prima di partire
La raccolta dei funghi non è solo piacere della tavola: è attività regolata e tecnica. Prima di infilare il cestino in spalla è fondamentale avere il tesserino regionale quando richiesto, rispettare i limiti di quantità e conoscere le norme locali: lo raccontano gli uffici forestali delle regioni montane. Indossa un abbigliamento adatto e calzature robuste, porta una mappa cartacea o scaricata sul cellulare e un coltellino per il taglio netto alla base.

Il micelio reagisce a microclimi: temperature tiepide e umidità del suolo favoriscono la crescita, per questo l’autunno è la stagione più produttiva. Alcune specie, come i porcini e i finferli, preferiscono substrati diversi; i porcini amano i terreni muschiati vicini a faggio e abete, mentre i finferli si trovano spesso vicino a radure e sughere. Un dettaglio che molti sottovalutano: il fogliame copre spesso il cappello giovane, è facile calpestarlo se non si presta attenzione.
Consuma soltanto funghi identificati con certezza o fatti controllare da un esperto micologo nelle sedi autorizzate. Evita raccolte in aree protette se non previste dalle regole, rispetta la vegetazione e non utilizzare mezzi meccanici per dissodare il sottobosco. Queste pratiche mantengono la risorsa disponibile nel corso degli anni: un aspetto che sfugge a chi vive in città ma che i residenti montani osservano ogni stagione.
Nord e aree appenniniche consigliate
Tra Emilia-Romagna e Liguria si trovano boschi che hanno fatto la storia del fungo italiano: la zona attorno a Berceto è un esempio. Il paese, ultima tappa della via Francigena prima del valico appenninico, è punto di partenza per sentieri che attraversano castagneti e faggete. Percorrendo la provinciale 523 si entra in un paesaggio di valli strette e dorsali boscose; il percorso continua verso la valle del Taro fino a Borgo Val di Taro, famosa per il Porcino di Borgotaro Igp, riconosciuto per consistenza e aroma.
In Trentino la Val di Fiemme offre invece boschi accessibili: le strade forestali permettono di muoversi senza doversi addentrare tra abeti e larici, e si trovano porcini, mazze di tamburo, prataioli e finferli. A Masi di Cavalese un itinerario tra chiesa, Marzelin e una baita isolata porta in un bosco che spesso regala raccolte generose; il passaggio sul ponte del fiume Val Moena e la vista del grande abete noto come Pezo del Gazolin rimangono un richiamo per gli escursionisti.
Un dettaglio che molti sottovalutano: l’orientamento in bosco cambia rapidamente con la nebbia o con la vegetazione fitta, per questo segnare i punti di riferimento e avere una traccia GPS può evitare perdite di tempo e rischi. Le alture del Nord, dalle valli biellesi all’Ossola, e gli altopiani veneti sono complementari: offrono varietà di habitat e stagionalità diversa, utile se si vuole prolungare l’escursione su più giorni.
Centro, sud e isole: cinque mete da non perdere
Nel centro-sud emergono zone con tradizioni micologiche consolidate. Il Monte Amiata in Toscana, montagna isolata nella Maremma, conserva una foresta mista di castagno, faggio e abete che per secoli ha sostenuto le comunità locali. Qui i sentieri tra borghi medievali conducono a boschi dove si raccolgono porcini e castagne; la combinazione di paesaggio e cucina rende la zona adatta a chi cerca un fine settimana di natura e gastronomia.
La Murgia pugliese e il Cardoncello meritano un’attenzione particolare: il Cardoncello è un fungo tipico delle Murge, noto per la consistenza soda e il sapore deciso, apprezzato dalla tradizione regionale. Le aree attorno a Corato, Minervino e Spinazzola, parte del Parco Nazionale dell’Alta Murgia, alternano altopiani carsici e piccoli boschi residui dove la raccolta si integra con la visione del paesaggio rurale.
Nel Sud, il Parco Regionale di Roccamonfina raccoglie boschi di castagni dal suolo vulcanico che favoriscono porcini dal sapore distinto; la presenza di aree archeologiche e paesi storici rende l’esperienza più completa. Sulle isole, il Parco dell’Etna e i Nebrodi in Sicilia ospitano boleti e il cosiddetto fungo d’uovo, mentre in Sardegna il porcino è diffuso in alta Gallura, Macomer e Aritzo.
Un fenomeno che in molti notano solo d’autunno è la variabilità della produzione tra annate: ci sono stagioni più ricche e altre scarse, per questo pianificare più uscite in aree diverse aumenta le probabilità di buon raccolto. Alla fine, cercare funghi resta un’attività che lega conoscenza del territorio, rispetto delle regole e attenzione ai dettagli del sottobosco.