Lungo il bancone di una farmacia, un consumatore chiede un estratto di funghi in compresse e il farmacista risponde con domande precise: per quale motivo, quali farmaci assume, se ha allergie. Quella scena ripete una tendenza che si vede sempre più nelle città italiane: prodotti a base di funghi venduti come supporto della salute. Dietro al termine c’è un campo che mescola tradizione medica asiatica e ricerche moderne. La parola chiave è micoterapia, ovvero l’uso terapeutico dei funghi medicinali per influire su processi biologici. In laboratorio gli studiosi isolano composti come i beta-glucani e i triterpeni; in farmacia si trovano nomi familiari come reishi o shiitake, mentre sul web circolano promesse ampie e non sempre verificate. Un dettaglio che molti sottovalutano è la variabilità dei prodotti: non tutti gli estratti contengono la stessa quantità di principio attivo, e il metodo di estrazione può cambiare l’effetto finale. Nel percorso che porta dalla tradizione alla confezione, contano la specie fungina, la parte utilizzata e la standardizzazione. Le comunità scientifiche parlano spesso di estratti standardizzati per descrivere prodotti con contenuto noto di principi attivi; questo è un punto cruciale per distinguere un rimedio empirico da un preparato con profilo stabile. Chi si interessa di micoterapia in Italia deve quindi fare attenzione alla fonte e all’etichetta: non basta il nome commerciale per avere un beneficio predicibile. L’attenzione al paziente rimane centrale: il farmacista o il medico possono chiarire possibili interazioni con farmaci già in uso, condizione particolarmente importante per chi assume anticoagulanti o immunosoppressori. Alla base resta la necessità di un dialogo sanitario, perché il passaggio da erboristeria a terapia richiede contestualizzazione clinica.
Benefici attesi ed evidenze
La promessa più diffusa attorno alla micoterapia riguarda il supporto al sistema immunitario. Diversi studi preclinici mostrano che polisaccaridi e beta-glucani possono modulare risposte immunitarie, aumentando l’attività di alcune cellule difensive; tuttavia le prove cliniche sull’uomo sono eterogenee. In ambito oncologico, per esempio, alcune ricerche segnalano miglioramento della qualità della vita e riduzione degli effetti collaterali della chemioterapia, ma la letteratura riporta risultati variabili a seconda del prodotto e della popolazione studiata.

Un aspetto che emerge dalle revisioni scientifiche è la mancanza di omogeneità nelle dosi e nei preparati: ciò limita la comparabilità e la forza delle conclusioni. Alcuni metanalisi evidenziano segnali positivi, ma anche la necessità di trial più ampi e standardizzati. Nella vita quotidiana molti pazienti segnalano benefici soggettivi su affaticamento o benessere generale; un fenomeno che in molti notano solo d’inverno riguarda l’uso preventivo per i disturbi respiratori. La ricerca farmacologica continua a identificare meccanismi d’azione plausibili — antinfiammatori, antiossidanti, modulazione metabolica — ma la traduzione clinica richiede cautela. In Italia, come nel resto d’Europa, le linee guida ufficiali non incorporano ancora la micoterapia come terapia di prima linea per patologie gravi, a causa della variabilità delle evidenze. Per questo motivo i professionisti sanitari invitano a considerare questi prodotti come potenziali coadiuvanti, non come sostituti di terapie consolidate, e raccomandano consulti personalizzati prima dell’assunzione.
Rischi, effetti collaterali e controindicazioni
Nonostante l’immagine naturale, i preparati fungini non sono esenti da rischi. Gli effetti collaterali più comuni riportati includono disturbi gastrointestinali, rash cutanei e reazioni allergiche; casi più seri sono rari ma possibili, specialmente con dosi elevate o prodotti contaminati. Un problema reale è la interazioni farmacologiche: alcuni funghi possono alterare l’effetto di anticoagulanti o interferire con immunosoppressori, con ricadute cliniche importanti per pazienti con patologie cardiovascolari o autoimmuni. In gravidanza e allattamento la raccomandazione è evitare l’uso di integratori a base di funghi, perché mancano dati sufficienti sulla sicurezza; la gravidanza è quindi una controindicazione prudenziale. Un ulteriore rischio riguarda la qualità dei prodotti: contaminazioni da metalli pesanti, pesticidi o micotossine sono segnalate in indagini analitiche, soprattutto nei prodotti non regolamentati. Un fenomeno che in molti notano solo d’inverno è l’aumento dell’automedicazione, con acquisti online di preparati non certificati. Per ridurre i rischi è importante scegliere estratti con certificazioni di qualità, valutare la presenza di dosaggi standardizzati e consultare il medico curante o il farmacista prima dell’uso, soprattutto se si assumono farmaci cronici. Chi ha patologie autoimmuni o prende immunosoppressori dovrebbe discutere ogni supplemento fungino con lo specialista. Infine, l’uso responsabile passa per il controllo del prodotto e la valutazione clinica: un consiglio pratico è annotare il nome commerciale, la concentrazione e la durata dell’assunzione da riportare al medico in caso di effetti inattesi, un dettaglio che molti pazienti trascurano ma che può fare la differenza nella gestione della cura.