Si parla spesso di dieta vegetariana come se fosse una garanzia per la salute del cuore, ma la realtà, come spesso succede, è un po’ più sfumata. Un’analisi su una vasta popolazione adulta ha messo in luce che i benefici dipendono molto dalla qualità degli alimenti scelti. Per esempio, prodotti vegetali ultra processati, anche se senza derivati animali, possono invece innalzare il rischio di malattie cardiovascolari. È un dettaglio che spesso passa inosservato quando si discute di diete plant-based.
Basta infatti poco per perdere il vantaggio, soprattutto se si segue un regime vegetariano ma senza fare attenzione a ciò che si mette nel piatto. Uno studio durato quasi un decennio, con più di 63 mila soggetti coinvolti, ha osservato come il grado di lavorazione industriale e la qualità nutrizionale incidano parecchio. Il punto più rilevante? La differenza tra alimenti vegetali freschi, integrali, e quelli ultra lavorati, troppo spesso scambiati per la stessa cosa, pur avendo effetti sulla salute molto diversi.
Come la qualità degli alimenti influenza il rischio cardiovascolare
La chiave sta nella distinzione tra cibo appena lavorato e quello ultra processato. Chi mangia prevalentemente prodotti vegetali naturali, tipo frutta fresca, verdura o anche prodotti surgelati senza additivi, ha un rischio cardiaco che si riduce anche del 40%. Insomma, favorire alimenti integrali, con tante vitamine, minerali e antiossidanti è un vantaggio evidente per la salute del cuore.

Al contrario, chi invece opta per alimenti vegetali molto processati – pensiamo a pane industriale, zuppe pronte, o insalate confezionate ricolme di additivi – non vede alcun beneficio. Anzi, in certi casi i prodotti come patatine, dolci o cereali zuccherati, anche se a base vegetale, aumentano il rischio cardiovascolare di circa il 40%. Per chi abita in città è una realtà evidente, con snack e cibi confezionati sempre più presenti nelle abitudini quotidiane.
Perché il tipo di lavorazione conta più della provenienza vegetale o animale
Non basta che un alimento venga dalla pianta per dirlo salutare. Il vero punto è il profilo nutrizionale e quanto è stato trasformato industrialmente. Prodotti poveri di grassi saturi, poco zucchero e sale mantengono più salute, a differenza di quelli molto processati che – specie nelle quantità elevate – perdono gran parte dei benefici, anzi in certi casi aumentano il rischio.
Da qualche anno, soprattutto in Italia, dove frutta e verdura fresche e stagionali abbondano, questo elemento prende peso diverso. La strada migliore per un cuore sano? Scegliere cibi vegetali integrali, freschi o surgelati senza troppi additivi. Le raccomandazioni sanitarie spingono a ridurre consumo di alimenti pronti confezionati, anche se vegetali. Chi vive in ambienti urbani, con ritmi frenetici, spesso cede al cibo veloce e meno curato.
Seguire una dieta vegetariana significa molto più che evitare carne e derivati: implica saper scegliere prodotti genuini, con poca lavorazione. Solo così il rischio di malattie cardiovascolari diminuisce davvero. Sta di fatto che molti alimenti vegetali industriali – e qui ci vuole attenzione – possono annullare i potenziali vantaggi, un fatto che fa riflettere sulle nostre abitudini alimentari.
Insomma, la dieta vegetariana aiuta il cuore solo se ci si concentra su alimenti integrali, freschi e con una lavorazione leggera. Questo messaggio trova eco nelle comunità italiane dove la scelta plant-based cresce, ribadendo l’importanza del valore nutritivo per ogni pietanza.